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il capomastro che ama le sfide

il capomastro che ama le sfide

“Le cose le sai o non le sai. E’ tutto qui, dentro la mia testa” una semplice saggezza popolare emerge dalla risposta di Sergio, capomastro, quando gli si chiede come ha imparato a lavorare con i conci di tufo e di pietra leccese.

Il suo è infatti un mestiere antico che si trasmette osmoticamente di padre in figlio. Sergio ha iniziato a lavorare da giovanissimo, sperimentando direttamente sul campo tutto ciò che architetti e restauratori apprendono dai libri. La sua esperienza rappresenta una ricchezza inesauribile, un patrimonio culturale di saperi artigianali da preservare.

E quando dice che è tutto dentro la sua testa e le sue mani non intende solo la conoscenza dei materiali o dei processi costruttivi, ma anche quella profonda memoria visiva delle architetture tipiche del Salento.

Mentre sta lavorando, spiega la differenza tra i conci di tufo e quelli di pietra leccese: “Il tufo è molto duttile, ma più friabile della pietra leccese, che viene utilizzata soprattutto per il lastricato dei terrazzi. Col tempo assume una patina scura che la rende impermeabile”.

Il tufo è molto drenante, per cui a volte viene impermeabilizzato con intonaci a base di calce. Anche per i giunti gli ingredienti sono quelli di una volta: calce e tufo macinato. Le scialbature sono sempre a base di calce, ottenuta dalla pietra calcarea che si fa sciogliere nell’acqua, innescando una reazione chimica simile all’ebollizione.

I gesti sono antichi, si ripetono sempre uguali da centinaia di anni, sono cambiati solo gli attrezzi: i blocchi di pietra, estratti dalle cave del territorio, un tempo si tagliavano a mano, ora invece viene utilizzata la sega elettrica. E poi si prosegue, lavorando solo con cazzuola e martelli… Non è cambiata però la dimensione della fatica, di quel duro lavoro che non conosce né stagioni, né cambiamenti climatici.

Nelle Terre di Corillo si è intervenuti con un restauro conservativo e migliorativo, recuperando conci antichi per ricostruire le parti di edifici mancanti. “Amo le sfide e più la cosa è complicata e più mi piace. Ricordiamoci poi che tutto questo fa parte della nostra tradizione, della nostra storia”.